HEY, WAX UP?

 


Perché la mia bancarella è così colorata? Perché, a parte qualche piccolo pezzo cucito con stoffe di cotone italiane a tinta unita, uso tantissime stoffe africane! Qui sopra puoi vedere la foto di uno delle centinaia di negozi del mercato di Kumasi, uno dei più grandi dell'Africa Occidentale: più esploravo i suoi cunicoli, più mi trasformavo in una bambina catapultata nel deposito di Babbo Natale! Quelli che vedi piegati sono tessuti tinti a mano chiamati Adinkra che riportano i simboli della tradizione dei reali Ashanti.

Wax, infatti, è solo uno dei nomi con cui sono conosciuti i tessuti africani e, a voler approfondire il perché e la storia di queste stoffe così colorate e sgargianti, si apre un mondo di curiosità, fatti, leggende e controsensi davvero difficili da tradurre qui, nelle poche righe di un post.  L'Africa è un continente vastissimo e ciascun popolo ha creato tessuti e relative tinture peculiari al proprio luogo e alle proprie usanze - come l'Adinkra, il Kente o il Bogolan. A differenza di questi ultimi, però, nonostante la storia del wax nasca solo a metà Ottocento e sia quindi relativamente recente, i tessuti stampati a cera sono riusciti a diventare il simbolo inequivocabile di una sorta di identità e di orgoglio "panafricani".

Come succede per le culture o i linguaggi, non esiste niente di granitico o prestabilito, tutto è in divenire ed è ciascun essere umano a rendere vivi entrambi attraverso il proprio corpo e le proprie reinterpretazioni. Quella del wax, per dirla come l’antropologa francese Anne Grosfilley, è una una «tradizione inventata», quasi di sana pianta, da donne d'affari conosciute come Nana Benz, che erano riuscite a dominare il mercato dei tessuti arricchendoli di significati e rendendoli ambiti in tutta l'Africa Occidentale. E' stato grazie a loro che i tessuti hanno preso piede ed è anche per questo che vennero soprannominate "le donne (nana) talmente ricche da potersi comprare la Mercedes-Benz" - le prime che circolavano in assoluto in tutta la vecchia Costa dell'Oro Africana erano le loro.

Amo queste stoffe perché sono coloratissime, fatte di cotone resistente e perché è davvero bello cucire un tessuto e conoscere il significato che l'ha reso famoso. Mi diverto a vedere come questo viene tradotto diversamente in ogni Paese, fantasticando su chi sia stato un sognatore (come i Ghanesi, che chiamano questa stoffa qui sotto "Nsu Bura" rappresentando il riverbero che le nostre azioni hanno nelle persone e nel mondo intorno a noi) e su chi, invece, sia pragmatico e materiale (come i Nigeriani, che la chiamano semplicemente "Vinile"). 

Ecco, nella mia bancarella troverai tutto questo e sarò felice di spiegarti i significati che ho imparato a conoscere. I tessuti che scelgo e che cucio me li procura il mio amico Serge dalla Costa d'Avorio, Touba e Marieme dal Senegal, Aminata dalla Guinea Conakry, Yao dal Togo e Doris dalla Nigeria - senza contare mia sorella e tutti quegli amici che conoscono la mia passione e me li portano dalle loro vacanze come souvenir. Dal mio ultimo viaggio ho potuto fare incetta di tessuti GTP, 100% made in Ghana: una rarità! 

Vieni a curiosare al prossimo mercatino, ti stupirò! 

F. 🥥





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